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La CONOSCENZA è il primo passo
verso la GUARIGIONE

ANDROLOGIA

Branca medica dedita alla salute dell’apparato genitale maschile.

Testicoli, epididimi, dotti deferenti, vescicole seminali, prostata e pene, erezione, sesso, ricerca della paternità sono il suo mondo

queste le malattie che studio e curo come andrologo:

• La malattie di Peyronie o induratio penis plastica e, più in generale, qualsiasi curvatura eccessiva del pene (penecurvo). Qui davvero la medicina ha fatto progressi enormi e molte sono le soddisfazioni del paziente (e mie che lo curo) dopo tali trattamenti, in cui il pene torna ad aver la sua… “drittezza”• ipospadia, epispadia e la stenosi uretrale. Sono tre anomalie a carico del tratto di uretra maschile che transita per il pene. Curarle è un obbligo ed è possibile.• La fimosi e la parafimosi. La parola “fimosi” indica un restringimento anomalo del prepuzio del pene, tale per cui risulta difficoltoso o addirittura impossibile lo scorrimento all’indietro dello stesso prepuzio e la conseguente scoperchiatura del glande.Prevenzione e cura sono facili ed efficaci• La balanite, la balanopostite, l’orchite e la vescicolite. Sono rispettivamente, l’infiammazione del glande, l’infiammazione contemporanea di glande e prepuzio, l’infiammazione di uno o di entrambi testicoli, e l’infiammazione di uno o entrambe le vescicole seminali. Vanno studiate con attenzione perché possono nascondere altre malattie assai più pericolose. E comunque la terapia deve essere precoce e mirata.• L’idrocele e lo spermatocele. “Idrocele” indica un accumulo insolito di liquido nello scroto, tutt’attorno a uno o a entrambi i testicoli; “spermatocele”, invece, descrive la formazione di una cisti a livello dell’epididimo. “pane per i miei denti” di uro-andrologo. Facciamo tornare i “gioielli di famiglia” alle loro dimesnioni naturali!

• La torsione testicolare (o torsione del testicolo). È il fenomeno anomalo di rotazione del testicolo attorno al proprio asse; la torsione testicolare rappresenta un urgenza medica, alla quale occorre porre rimedio con tempestività.• Il micropene. “Micropene” è il termine medico che indica la presenza di un pene dalle dimensioni nettamente inferiori agli standard di normalità. E’ incredibile quanti cose si possono fare oggi per diventar dei quasi-Rocco-Siffredi.• Il priapismo. Il termine “priapismo” indica un’erezione del pene patologica, che dura a lungo (anche fino a 6 ore), provoca dolore, si verifica anche in assenza di stimoli sessuali e si mantiene anche dopo l’eventuale orgasmo. Da trattarsi rapidamente e bene perché il “troppo stroppia”.• La frattura del pene. È l’infortunio caratterizzato dalla rottura della tonaca albuginea, ossia dell’involucro fibroso che avvolge i corpi cavernosi del corpo del pene. Sembra strano ma accade e va sistemata alla sveltina!• Il criptorchidismo. È la mancata o incompleta discesa di uno o entrambi i testicoli all’interno dello scroto. Può esser anche pericoloso, va corretto e bisogna riportare i testicoli nella loro sede… naturale• Il frenulo breve. È l’anomalia anatomica per cui il frenulo penieno è più breve rispetto alla norma; esito di microtraumi ripetuti a livello del prepuzio, il frenulo breve pregiudica, in modo più o meno marcato, il meccanismo di scoperchiatura del glande operata dal prepuzio, durante l’erezione. Il filetto corto è una bella scocciatura, ve sempre risolto

• La disfunzione erettile (o impotenza). È l’incapacità di avere o mantenere un’erezione del pene, anche a dispetto di un buon desiderio sessuale. Qui si fanno davvero… “miracoli”…
• eiaculazione retrograda, la condizione per cui l’eiaculato, anziché imboccare la strada che lo porta al meato urinario, fluisce verso la vescica urinaria; facile immaginarsi i problemi ed i fastidi: si risolve!• “oligospermia” (la ridotta concentrazione di spermatozoi nello sperma) e “astenozoospermia” (ridotta mobilità da parte degli spermatozoi). Un bel pasticcio avere figli. Medicinali, chirurgia e procreazione assistita permettono lostesso di diventar papà• Il varicocele. È la dilatazione patologica delle vene testicolari (o vene spermatiche), ossia delle vene deputate a drenare il sangue dai testicoli.
Il varicocele altera il drenaggio sanguigno a livello testicolare (produce un ristagno di sangue a livello dei testicoli), il che può avere, nei casi più gravi, conseguenze sulle dimensioni delle gonadi maschili (atrofia testicolare) e sulla fertilità della sperma (infertilità maschile). Si cura molto meglio di un tempo con, se il caso, la scleroembolizzazione

• La post-vasectomia. NON è una malattia ma un metodo di contraccezione permanente caratterizzato dalla resezione e sigillatura dei dotto deferenti (talvolta si fa anche per curare le infiammazione dei testicoli ed epididimi). Si fa e si può fare ma parlandone ben bene…

• L’infertilità maschile: l’incapacità di un uomo di ingravidare una donna fertile.
L’infertilità maschile riconosce numerose cause, quali per esempio: le malattie genetiche sullo stampo della sindrome di Klinefelter, il tumore ai testicoli e i già citati varicocele, criptorchidismo, oligospermia, astenozoospermia ed eiaculazione retrograda.
Chiaramente, l’andrologo è in possesso di tutte le competenze necessarie per riconoscere e affrontare l’intero insieme delle potenziali cause di infertilità maschile: bebè in arrivo!

La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)

comunemente detta “fecondazione artificiale”, è l’insieme delle tecniche utilizzate per aiutare il concepimento in tutte le coppie, nei casi in cui il concepimento spontaneo è impossibile o estremamente remoto e nei casi in cui altri interventi farmacologici e/o chirurgici siano inadeguati.

La PMA si avvale di diversi tipi di tecniche che comportano la manipolazione di ovociti, spermatozoi o embrioni nell’ambito di un trattamento finalizzato a realizzare una gravidanza. Queste metodiche sono rappresentate da diverse opzioni terapeutiche suddivise in tecniche di I, II e III livello in base alla complessità e al grado di invasività tecnica che le caratterizza:

  • metodiche di I livello sono semplici e poco invasive e caratterizzate dal fatto che la fecondazione si realizza all’interno dell’apparato genitale femminile
  • tecniche di II e III livello sono invece più complesse e invasive e prevedono che la fecondazione avvenga in vitro.

L’Ospedale Versilia è considerato un centro di eccellenza. E ne siamo orgogliosi.

 E se il ginecologo né è l’attore, l’andrologo ne è il regista.

LA BIOPSIA PROSTATICA (FUSION)

In caso di sospetto tumore maligno della prostata, la biopsia prostatica fusion è una metodica clinica che permette di eseguire prelievi bioptici a carico della prostata seguendo le indicazioni fornite dalla Risonanza Magnetica multiparametrica (RM mp) della prostata precedentemente eseguita (durante la visita posso prenotare direttamente e in tempo reale la risonanza al paziente).

Si è in grado di sommare le immagini ottenute con la Risonanza Magnetica mp con le immagini dell’ecografia e pertanto di poter eseguire prelievi mirati nelle zone sospette per processi tumorali.

Questo comporta dei benefici rispetto alla biopsia prostatica tradizionale solo eco-guidata:

  • minor numero di prelievi biotici rispetto ad una biopsia ecoguidata tradizionale, con riduzione delle complicanze correlate all’esame bioptico della prostata (ematuria, infezioni delle vie urinarie, proctorragia);
  • maggiore sensibilità nella diagnosi di tumori maggiormente aggressivi;
  • minore necessità di dover eseguire più biopsie nel corso del tempo;
  • migliore valutazione nella gestione chirurgica del paziente affetto da neoplasia prostatica.

Quanto dura l’esame?

La procedura ha una durata di circa 30 minuti.

Come si svolge l’esame?


Per l’esecuzione della biopsia prostatica con metodo fusion è sufficiente che il paziente abbia eseguito, in precedenza, la Risonanza Magnetica ed abbia con sé il supporto informatico contenente le immagini. 

La biopsia fusion della prostata si sviluppa attraverso queste fasi:

  • le immagini della risonanza si visualizzano sul monitor dell’ecografo e si identificano le zone sospette segnalate;
  • viene introdotta la sonda ecografica prostatica transrettale;
  • viene avviata la procedura software di fusione delle immagini ecografiche con quelle della risonanza magnetica;

Si procede all’esecuzione dell’anestesia locale (esame indolore!) e successivamente a quella dei prelievi bioptici. Se la fusione spaziale è avvenuta in modo preciso, i prelievi bioptici risulteranno perfettamente centrati all’interno delle zone sospette identificate dalla RM mp. Questo trasforma la biopsia prostatica in una tecnica bioptica precisa e mirata.

La biopsia prostatica è un esame pericoloso?

La biopsia prostatica fusion è un esame diagnostico che comporta prelievi di tessuto prostatico.

I rischi della procedura sono essenzialmente di natura infettiva (infezione delle vie urinarie/sepsi urinaria) e di natura emorragica (uretrorragia – sanguinamento rettale). Queste complicanze hanno percentuali contenute e sono naturalmente meno frequenti rispetto ad una biopsia prostatica tradizionale per il minor numero di prelievi che si eseguono.

L’esame è doloroso?

Prima di eseguire i prelievi biotici si esegue un’infiltrazione periprostatica con anestetico locale in modo da ridurre il dolore. In tal modo si ha una percezione molto attenuata del dolore del prelievo

L’esame comporta dei rischi?

Dopo la biopsia il paziente viene tenuto in osservazione per poco tempo, solitamente fino a minzione spontanea del paziente. Sono descritti episodi di sincope o lipotimia. Le emorragie sono generalmente lievi e transitorie e incidono per un 20% circa: si manifestano con presenza di sangue nello sperma e/o nelle urine e/o sanguinamento rettale. Il sangue nello sperma può persistere per diverse settimane.

L’edema della ghiandola prostatica può causare raramente ritenzione acuta di urina con la necessità di posizionamento di catetere vescicale.

In alcuni casi possono manifestarsi complicanze infettive: prostatite, orchiepididimite, cistite, cistopielite, sepsi. È necessario sottoporre il paziente a copertura antibiotica dal giorno prima della procedura.

Chirurgia Urologia Robotica

Fiore all’occhiello della urologia dell’ospedale Versilia 

 È la pratica medica che permette ad un operatore di eseguire operazioni chirurgiche tramite un robot in grado di eseguire manovre comandate. 

È l’ultima evoluzione della chirurgia mininvasiva, in cui il chirurgo non opera con le proprie mani ma manovrando un robot a distanza: seduto a una console computerizzata posta all’interno della sala operatoria.

Il sistema computerizzato trasmette istantaneamente il movimento delle mani alle braccia robotiche alle quali vengono fissati i vari strumenti chirurgici sofisticati quali pinze, forbici e dissettori.

Un approccio tecnologicamente avanzato che porta innumerevoli benefici pre-intra-post operatori, sia per il paziente che dal punto di vista clinico.

La chirurgia robotica tramite sistema robotico da Vinci® – rispetto alle tecniche tradizionali – permette un gesto chirurgico più preciso, minor sanguinamento, rischi di infezione post-operatoria più bassi, tempi di degenza e recupero inferiori.

Il robot va pensato come un alleato del chirurgo, e non come il suo sostituto. “Resta infatti il professionista a eseguire l’intervento muovendo gli appositi joystick che servono per direzionare gli strumenti all’interno dell’addome del paziente”.

Nel 90% dei casi il sistema robotico da Vinci viene utilizzato in ambito urologico prevalentemente per trattare la patologia oncologica, sebbene trovi largo impiego anche in molte patologie funzionali. 

In campo oncologico la chirurgia robotica arriva in sostegno dell’urologo nei cncri della prostata (prostatectomie radicali), per i tumori renali (nefrectomia parziale o radicale) e anche nel trattamento dei tumori a carico della vescica (cistectomia radicale).

 Per quanto riguarda le patologie invece funzionali dell’apparato genito-urinario il sistema robotico trova viene impiegato prevalentemente per il trattamento del prolasso degli organi pelvici così come per le patologie malformative della via urinaria, come la stenosi del giunto pielo-uretrale.
 

I vantaggi

I vantaggi sono legati prevalentemente alla precisione e accuratezza del gesto chirurgico, con migliore la ripresa delle funzioni nel post-operatorio e maggiore prevenzione di complicanze possibili dopo la chirurgia radicale come il deficit erettile o l’incontinenza urinaria nel caso del cancro della prostata.

UROLOGIA, ANDROLOGIA, SESSUOLOGIA… un pò di chiarezza

Oggi sfogliando qualsiasi rivista, più o meno patinata, non manca una Rubrica o Rubrichetta che parli di prostata, sesso, genitali, coppia e chi più ne ha più ne metta..

Termini come andrologo, sessuologo, urologo, venereologo si intecciano e si susseguono creando talvolta una certa confusione che finisce magari nel tradursi in difficoltà a comprendere le rispettive competenze e magari in errori più o meno grandi nella richiesta di visite mediche specialistiche.

Senza pretendere di dare ogni risposta proviamo allora a fornire al lettore una bussola per orientarsi in questo importante ma variegato mondo.

ANDROLOGIA: termine che deriva dal greco (moltissimi termini medici derivano dal greco antico o dal latino) andros (dell’uomo) e logia (discorso): discorso sull’uomo. E’ una branca della medicina, relativa recente, che si occupa delle malattie maschio e del suo apparato riproduttivo inteso in senso esteso: ormonale, genitale esterno (pene e testicoli), sessuale (erezione ma non solo) e riproduttivo (la fertilità) E’ di per sé una branca tipicamente medica e non chirurgica.

UROLOGIA: nome derivato, sulla falsariga di quanto già detto a proposito del termine andrologia, dal prefisso uro– e dal suffisso -logia. E’ una branca specialistica specialistica medica e chirurgica che si occupa delle patologie a carico dell’ apparato urinario: reni, ureteri, vescica, uretra, prostata e genitali esterni (pene e testicoli) .

Rispetto alla andrologia è una branca chirurgica. Per capirsi l’ Andrologia sta alla urologia come la nefrologia sta alla stessa urologia in merito alle malattie renali.

Difatti essendo la NEFROLOGIA è la branca medica che cura i reni, se un paziente soffre di una insufficienza renale le cure e la eventuale dialisi saranno disposte dal Nefrologo mentre se, purtroppo, ha un tumore al rene sarà l’urologo a occuparsene.

Così se un paziente ha problemi di fertilità l’andrologo ne esaminerà lo spermiogramma e imposterà le possibili cure, ma se alla base di della infertilità vi è un varicocele che deve essere operato sarà l’intervento sarà eseguito da un urologo.

URO-ANDROLOGO (il sottoscritto…) alla luce di quanto detto stava nella logica delle cose che comparisse questa figura nell’orizzonte delle branche mediche. In genere si tratta un Urologo che si dedica con particolare attenzione alla andrologia, acquisendo le competenze dell’andrologo ma potendo anche intervenire chirurgicamente, se è il caso. Per riprendere l’esempio sopradetto, se l’uro-androgo vede uno spermiogramma alterato oltre che a dare le cure può proporre e fare lui stesso anche l’eventuale intervento per varicocele.

SESSUOLOGIA: è la disciplina che studia gli aspetti psicologici,medici e socioculturali della sessualità. Il sessuologo può essere un medico ma anche, e qui sta una differenza importante dalle altre branche, uno psicologo o uno psicoterapeuta

Ovviamente a seconda del percorso formativo di provenienza mantiene alcune prerogative professionali: il medico-sessuologo, ad esempio, può prescrivere farmaci, mentre lo psicologo-sessuologo sarà in grado di operare in tutti gli ambiti di intervento propri dello psicologo.

VENEREOLOGIA: è un filone della medicina che si occupa della prevenzione e della cura delle malattie sessualmente trasmissibili. Il medico che se ne occupa è in genere un dermatologo. Anche se, ovviamente, urologo e ginecologo sono competenti per le malattie infettive dei rispettivi apparati anatomici di studio.

GINECOLOGIA: decisamente la più nota al grande pubblico e pertanto più chiara nelle sue competenze, è la Branca della medicina che studia le malattie dell’apparato genitale femminile, comprende la OSTETRICIAche si occupa della fisiologia e della patologia della gravidanza, del parto e del puerperio

TUMORI e UROLOGIA

Parliamo di forme di cancro che possono, purtroppo, interessare le vie urinarie (rene, uretere, vescica, uretra) sia nell’uomo che nella donna e dell’apparato sessuale maschile (prostata, testicoli, pene), mentre dei genitali femminili se ne occupa principalmente il ginecologo 

Purtroppo sempre più frequenti (basterebbe pensare al cancro della prostata in vertiginosa ascesa per numeri se non per mortalità), ma che con visite e controlli precoci possono essere presto scovati e debellati.

La prevenzione e la scoperta veloce per sconfiggere il male del secolo!

INCONTINENZA URINARIA

Per incontinenza urinaria intendiamo la perdita involontaria di urina. Si tratta di una situazione di estremo disagio, soprattutto dal punto di vista sociale e relazionale, che colpisce in prevalenza le donne. L’incontinenza urinaria, che è anche maschile, si contraddistingue per la perdita di urine occasionale, ad esempio dopo un colpo di tosse o uno starnuto, o per la presenza di uno stimolo a urinare improvviso. Entrambe le condizioni hanno origine in una probabile disfunzione del pavimento pelvico, l’area del bacino in cui è presente un delicato equilibrio tra ossa, muscoli e nervi, che si può alterare per diverse cause.

si può manifestare in molte forme:

  • Incontinenza da stress (da sforzo), quando la perdita di urina è causata da uno stimolo, quale un colpo di tosse, uno starnuto, un improvviso scoppio di riso, uno sforzo, che esercita una pressione sulla vescica.
  • Incontinenza da urgenza: si tratta di una improvvisa esigenza di urinare, determinata da una contrazione imprevista e incontrollabile della vescica che rende impossibile trattenere lo stimolo (tipico delle cistiti e prostatatiti)
  • Incontinenza da rigurgito o ostruttiva (o iscuria paradossa): si caratterizza per il riempimento della vescica, anche in eccesso, ma nella difficoltà a svuotarlo completamente durante la minzione (tipico dei problemi prostatatici).

Quali sono le cause dell’incontinenza urinaria?

 Nelle donne i cambiamenti fisici derivanti dalla gravidanza, dal parto e dalla menopausa o l’intervento di rimozione dell’utero (isterectomia). Una causa frequente è anche  la cistite, infiammazione di natura infettiva, che incrementa il bisogno di urinare. La cistite interstiziale è, invece, una disfunzione cronica a carico delle pareti pelviche che rende difficile e continuo l’urinare. Negli uomini, ciò può accadere in presenza di una prostata ingrossata o dopo l’intervento di rimozione della prostata.

L”incontinenza da urgenza può essere causata da infezioni del tratto urinario, dalla presenza di calcoli, da problemi intestinali, stipsi, patologie che alterano la funzionalità nervosa come il Parkinson, l’Alzheimer, l’ictus, da lesioni o danni al sistema nervoso. In altri casi la mancanza di controllo della vescica può derivare dai danni ai nervi causati da diabete, sclerosi multipla o lesioni del midollo spinale.
Alcuni alimenti e farmaci possono causare l’incontinenza. Alcol, caffeina, bevande gassate e dolci, cibi acidi come agrumi e pomodori possono accelerare gli stimoli o interferire con il normale bisogno di urinare.

LE TERAPIE: molte ed efficaci:

  • FARMACI SPECIFICI
  • ESERCIZI DEDICATI, DA SOLI O ASSISTITI (ANCHE STRUMENTALMENTE)
  • PRESIDI MEDICI (PLESSARIO, ECC)
  • CHIRURGICA

CALCOLI, COLICHE… e dintorni

La calcolosi delle vie urinarie è una patologia comune caratterizzata dalla presenza di aggregati solidi di varia forma e struttura nel rene, le vie urinarie o la vescica. Tale patologia è frequente (una persona su 10!), più spesso  tra i 50 e i 60 anni, anche se può insorgere a qualsiasi età. Alla sua origine possono esservi  diversi disturbi metabolici e della composizione delle urine o errori dietetici

I SINTOMI: la colica

Il sintomo d’esordio è prevalentemente un dolore al fianco e/o a livello lombare di tipo colico, che può essere anche molto intenso ed accompagnarsi a nausea, vomito, febbre, dolore alla minzione e a volte, presenza di sangue nelle urine. La diagnosi, al di là della sintomatologia, può essere posta tramite una ecografia dell’addome che può identificare la presenza del calcolo. In casi in cui vi sia il forte sospetto di calcolosi ma l’ecografia non risulti idonea per identificarne la posizione, può essere necessario sottoporsi ad una TAC. Utili sono anche gli esami del sangue e delle urine che possono evidenziare la presenza di sofferenza renale o la presenza di eventuali scompensi metabolici associati.

MEDICINE

In caso di calcolo ureterale inferiore al centimetro, se non ci sono segni di una concomitante infezione o di un danno renale, è possibile tentare una terapia conservativa invitando il paziente a bere molto e a fare molto movimento per favorire l’espulsione spontanea del calcolo. Inoltre, ovviamente antidolorifici, se il caso antibiotici. Utili anche  farmaci normalmente utilizzati per l’ipertrofia prostatica (tamsulosina), che favorendo il rilassamento dei canali urinari possono favorire l’uscita dei calcoli. Utilizzabili anche integratori specifici per variare le caratteristiche delle urine einterfeerire con la formazione dei calcoli stressi.

LA CHIRURGIA: PER VIA ENDOSCOPICA (INTERNA)

La litotrissia endoscopica per via ureteroscopica (URS per gli autori anglosassoni) è una procedura endoscopica che non implica nessuna incisione e che garantisce un successo pari quasi al 100% nel trattamento dei calcoli ureterali.

Viene considerata la metodica di prima scelta per tutti i calcoli ureterali di diametro superiore ad 1 cm e per quelli di dimensioni inferiori se associati a stasi urinaria, e la seconda scelta per tutti i casi in cui un precedente trattamento di litotrissia extracorporea a onde d’urto abbia fallito.

Attraverso l’uretra si introduce una sonda endoscopica denominata “ureterorenoscopio” e si identifica lo sbocco ureterale, in cui si introduce un filo guida di sicurezza. Si risale quindi lungo l’uretere fino al calcolo. A questo punto si utilizza il laser ad olmio per frantumarlo e i frammenti ottenuti vengono estratti con appositi “cestelli”. Questo intervento viene effettuato in anestesia generale e prevede una degenza, nei casi non complicati, in Day Hospital o al massimo di una notte. In circa il 70% dei casi si rende necessario il posizionamento di una endoprotesi ureterale a “doppio J” o stent, per circa una settimana per consentire il deflusso di urina evitando il verificarsi di fastidiose coliche.

TERAPIA CHIRURGICA DEI CALCOLI RENALI: LA NEFROLITOTOMIA PERCUTANEA

Per i calcoli voluminosi e complessi in cui un puro approccio endoscopico per via retrograda non garantirebbe un buon risultato in termini di bonifica completa. Le linee guida europee raccomandano di considerare tale trattamento in particolare in caso di calcoli maggiori di 2 cm. Tale tecnica permette di raggiungere direttamente le cavità intrarenali e il calcolo mediante una puntura del rene e la creazione di un tramite tra la cute e il parenchima renale. Una volta creato l’accesso alle cavità intrarenali, si esegue una dilatazione del tramite che permette l’inserimento degli strumenti operativi, ovvero del nefroscopio, per navigare all’interno delle cavità renali alla ricerca del calcolo, e quindi delle sorgenti di litotrissia (laser ad Homio), per frammentare il calcolo e asportare poi i frammenti residui con pinze e cestelli operare simultaneamente anche per via retrograda tramite un ureterorenoscopio flessibile ed eseguire sotto visione la fase di accesso e di

LA PREVENZIONE

La nefrolitiasi è una malattia che presenta una spiccata tendenza a recidivare (la metà almeno di coloro che hanno avuto una colica la riavranno!) e la cui insorgenza è dovuta a molteplici fattori sia genetici che dietetici. Questi fattori si manifestano attraverso squilibri nella composizione dell’urina, come l’aumentata escrezione di calcio (ipercalciuria), di acido urico (iperuricuria) o di ossalato (iperossaluria) e la ridotta escrezione di citrato (ipocitraturia). La conoscenza della composizione del calcolo e di determinati parametri urinari è fondamentale per la terapia e la prevenzione. Una dieta mirata per ogni tipo di calcolo è la ‘prima cura’ per la prevenzione dei calcoli renali. Vi sono comunque  indicazioni generali come quella di bere 2-3 litri di acqua al giorno da distribuire uniformemente nelle 24 ore e di mantenere, o di raggiungere se necessario, un peso corporeo corretto . Anche la scelta dell’acqua da consumare dovrebbe essere personalizzata, considerando l’apporto complessivo di micronutrienti quali calcio, sodio, potassio, cloro, magnesio. Vanno invece evitate tutte le bevande gassate zuccherate, il tè concentrato (ricco di ossalati) e gli alcolici (aumentano i livelli di escrezione dell’acido ossalico e dell’acido urico).